Considerazioni sparse sul Festival di Sanremo 2019

Alcune considerazioni sparse sul Festival di Sanremo 2019:

Il Festival ha incassato 31 milioni di euro in pubblicità, dunque potete rilassarvi, Baglioni, Bisio e Virginia Raffale non sono stati pagati col canone. Adesso tornate pure a pensare alle rate del vostro Iphone, pezzenti.

Quando si è esibita Giorgia, molti hanno detto “Lei può cantare tutto“. Io, invece, credo che sia la Mannoia quella che può cantare tutto. E non per la sua voce, per il suo timbro o la sua estensione. Ma perché sa interpretare, racconta una storia e lo fa con personalità, carattere e uno stile inconfondibile. La voce, per un cantante, è solo uno strumento, è un mezzo, non il fine ultimo. Fiorella Mannoia è una vera interprete. C’è da imparare da lei.

Quelli che «Io Sanremo non lo guardo», ma poi…

I gusti non si discutono, c’è chi ama il calcio, chi preferisce i telefilm, chi i talent show e chi tenere la televisione spenta e leggere un libro. È un dato di fatto, però, che il Festival di Sanremo sia un evento unico, necessario per conoscere la nostra storia (musicale e non solo) e, soprattutto, in continua evoluzione, perché è lo specchio fedele dei tempi che lo ospitano; quindi è uguale nella struttura, ma sempre diverso nella forma, nei contenuti e negli esiti. A volte è più piacevole, a volte è noioso, a volte funziona, a volte no. A volte vince, a volte fallisce. Ma è la nostra storia. Questo non significa che debba piacere a tutti i costi, significa che debba essere rispettato. Perché su quel palco è stato sdoganato il cantautorato, su quel palco le donne pop della canzone italiana hanno anticipato il futuro, su quel palco sono passati cantautori, interpreti, rock band, fenomeni (qualcuno da baraccone), ospiti internazionali. Canzoni belle, necessarie, rivoluzionarie, di rottura, indimenticabili. Sanremo è un evento musicale, ma anche culturale, sociale, politico, ha fatto la storia e continua a farla, quindi io lo rispetto. Sminuirlo, denigrarlo, boicottarlo (chi lo boicotta veramente considerando che ogni sera è seguito da un italiano su due?) è un goffo tentativo di fare i sovversivi, gli alternativi, quelli colti che guardano dall’alto in basso chi lo segue. Prima dell’uso massiccio dei social, credevo a chi diceva “Non mi piace e non lo guardo”. Adesso non più. Perché, se è vero che non lo guardi, non lo commenti nemmeno. Credo che porsi ostinatamente contro sia diventato uno status. Io, quando in tv c’è il calcio, la spengo e faccio altro. Oppure trovo un’alternativa, ché ce ne sono tante. Ma non sminuisco lo sport per sentirmi migliore di chi lo segue.

Francesco Renga a Sanremo

Le parole di Francesco Renga

Gli chiedono perché a Sanremo ci siano più uomini che donne e Francesco Renga risponde così: «Spiegazione fisica, di vocalità: la voce maschile è più gradevole; invece, le voci femminili belle, dolci sono sicuramente poche, molte di meno di quelle maschili». Effettivamente lui punta tutto sulla voce, infatti a cinquant’anni ha bisogno di sbottonarsi la camicia fino all’ombelico per vendere dischi.

Striscia la notizia

Striscia la notizia, con l’attacco ad Achille Lauro, si conferma il peggior programma che ci sia in Italia, peggio pure delle trasmissioni della D’Urso, almeno quelle non hanno la pretesa di essere più di quel che sono. Staffelli che si rivolge a Lauro dicendogli «Sai bene di cosa parlo visto che sei un ex pusher» è di una bassezza senza limiti. Quando chiuderanno quella robaccia, sarà sempre troppo tardi.

Loredana Bertè a Sanremo

Post Sanremo

Comunque, se volevate che Bertè, Cristicchi o Silvestri arrivassero sul podio, bastava votarli sin dalla prima serata, visto che hanno sempre avuto ottimi riscontri dalla giuria demoscopica e dalla stampa. Perciò lamentarsi adesso non serve assolutamente a nulla. Una cosa, però, potete farla: andare in un negozio di dischi e comprare i nuovi album degli artisti che vi piacciono, perché la musica non è un post su Facebook o un tweet. La musica è duro lavoro da parte di tante, tantissime persone, è sacrificio, fatica, rischio. E servono tanti soldi per farla. Le polemiche stanno a zero. L’ho detto mille volte e lo ribadisco: la musica è un lavoro come tutti gli altri, per usufruire bisogna pagare, punto.

Le polemiche per la vittoria di Mahmood

Sapete cosa mi fa girare i coglioni? Da ventiquattro ore a questa parte si parla soltanto della nazionalità di Mahmood, come se essere italiano sia un merito e non esserlo un demerito. Tutto questo è folle. Ed è folle il fatto che basti aprire Wikipedia per scoprire che è italianissimo (è nato e vive a Milano ed è figlio di una italiana e un egiziano), ma la gente preferisce fare polemiche e pensare a complottismi. Questo paese è davvero malato, compromesso fino al midollo, siete riusciti a sporcare un evento come Sanremo, che è divisivo da sempre, è vero, ma prima ci si limitava a dire «Questa canzone non mi piace, doveva vincere l’altro», adesso è «Questo non è italiano, mi fa schifo».

Ultimo

La questione Ultimo

All’inizio ho preso le difese di Ultimo, mi sono detto che è un ragazzino, è impulsivo, alla sua età è normale perdere le staffe. Ho minimizzato e giustificato il nervosismo di un istante, perché pensavo fosse quello e nient’altro. Lui, invece, ha rincarato la dose, dicendo che il meccanismo della votazione è sbagliato e chiedendo scusa a tutti quelli che l’avevano votato per i soldi spesi inutilmente. Dunque vorrei sottolineare alcune cose:
1) Conosceva bene il meccanismo di votazione, ha firmato, quindi era consapevole di tutto.
2) Con quello stesso meccanismo, l’anno scorso ha vinto e non mi pare che si sia lamentato (o che l’abbia fatto il secondo classificato, Mirkoeilcane, nettamente superiore a lui).
3) Trovo patetico scusarsi con chi l’ha votato, perché i voti della gente gli hanno permesso di arrivare sul podio e non è poco.
4) Dire che è stato insultato dai giornalisti è un’infamia bella e buona, perché il primo ad offendere è stato lui.
5) Ultimo ha ventitré anni, pensavo meno, a dire il vero. Non riesci a tenere a bada il tuo istinto? Bene. Ma dopo ventiquattro ore non è più istinto, è stupidità.
Aggiungo che la sua canzone è mediocre, un testo intriso di cliché e una melodia tipica sanremese (che ricorda non poco “Che giorno è” di Masini). Se fossi stato tra i giurati d’onore e avessi dovuto scegliere tra lui, Il Volo e Mahmood, avrei scelto senza ombra di dubbio quest’ultimo (tant’è che l’ho votato). Concludo così: piuttosto che preoccuparvi di Achille Lauro, che istiga – a vostro dire – i giovani a drogarsi, io mi preoccuperei di uno che manca totalmente di sportività, rispetto ed educazione. Perché la maleducazione non è carattere, sia chiaro. Un esempio di arroganza e presunzione è peggio di una canzone che inneggia alla droga (cosa, peraltro, non vera). Ma Lauro ha i tatuaggi in faccia, Ultimo no.

Per concludere…

Ultime due considerazioni sugli eventi legati a Sanremo e per quest’anno ho finito (spero). La prima considerazione riguarda Il Volo. Va dato onore al merito: i tre ragazzi non hanno risposto ad alcuna polemica e, con grande classe, hanno lasciato che i giornalisti in sala stampa li offendessero (spesso anche pesantemente) senza dire una parola, dimostrando grande intelligenza e maturità. La seconda considerazione riguarda Loredana Bertè, artista che amo profondamente e che reputo inarrivabile. Unica, rivoluzionaria, necessaria. Una a cui la musica italiana deve tanto. Detto ciò, a Sanremo ha proposto una canzone carina, niente di più. Non è un brano memorabile e men che meno da podio. Poi che lei ci abbia messo carattere, grinta e personalità, è un’altra storia. Ma leggo “A Loredana un premio andava dato proprio perché è lei“. Secondo questo ragionamento, però, sarebbe stato giusto darne uno anche a Patty Pravo, che non è certamente da meno, oppure a Nino D’Angelo. A questo punto, non era meglio consegnarle un premio alla carriera, invece di pretendere di sacrificare gli altri per omaggiare lei? Lo ammetto, sono stato il primo a dispiacersi nel vederla a mani vuote, ma perché togliere a Silvestri il meritatissimo premio della critica? Perché escludere dal podio qualcuno che è stato più votato di lei? Un bel riconoscimento alla carriera, peraltro più che meritato, avrebbe risolto tutto. Oppure sarebbe potuta andare come super ospite e non rischiare nulla, perché Sanremo è una gara in cui votano tre giurie.

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