Festa della donna e altri miti da sfatare

8 marzo, giornata internazionale della donna. Una ricorrenza che oggi, più che mai, è necessario ricordare.

Perché questa giornata abbia senso, tuttavia, è fondamentale che voi donne per prime smettiate di fare alcune cose. Tipo:

dare della puttana ad una donna che indossa capi succinti che vorreste mettere ma non potete permettervi

sminuire una donna che ha qualcosa in più di voi così diventa più sopportabile la vostra infelicità

denigrare una donna che ce l’ha fatta perché «chissà a quanti l’ha data»

sminuire il dolore di una donna benestante perché «tanto i soldi non le mancano, di che si lamenta» (il dolore è dolore e prescinde dal conto in banca)

giudicare e, all’occorrenza, offendere una donna per il lavoro che fa

mortificare una donna per la sua forma fisica (e questo vale anche per le donne molto magre, il problema non è soltanto l’obesità)

insultare le donne dello spettacolo perché «tanto sono famose e devono accettare le critiche»

informarvi se la donna indossasse una minigonna quando è stata stuprata

considerare meno donna una donna che non vuole figli

considerare meno donna una donna omosessuale

denigrare una donna che ha un credo religioso diverso dal vostro

difendere chi vi mortifica perché «non esistono più le donne di una volta»

diventare complici di chi vuole che la donna resti un accessorio dell’uomo

educare le vostre figlie a considerarsi inferiori all’uomo

rinunciare a un determinato lavoro perché «è un mestiere da maschi»

sostenere l’eterna e inutile rivalità tra donna e uomo che finisce per sminuire il lavoro fatto per raggiungere una parità

festeggiare una ricorrenza che non è una festa e che dovrebbe farvi capire che, se vi ritrovate anche soltanto in uno di questi punti, avete ben poco da festeggiare.

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