Rocco Hunt lascia la musica, poi cambia idea ma ne esce comunque sconfitto

Rocco Hunt

Qualche giorno fa, dopo aver letto il post di Rocco Hunt su Instagram, in cui annunciava il suo addio alla musica, ho scritto quanto segue:

Dunque, Rocco Hunt ha annunciato il suo addio alla musica. Ironia e scherno da parte di tutto il web: “Rocco Hunt chi?“, “La tua sarebbe musica?“, “Non mancherai a nessuno“, “Sfigato“, “Nessuno si ricorderà di te“. Eppure, pochissimi anni fa, quando ha partecipato a Sanremo, vincendo tra le nuove proposte, eravate tutti in visibilio, l’avete definito quello che mancava alla musica italiana, un giovane sorprendente, un talento irripetibile.

Ricordo perfettamente quell’anno, in gara c’erano Diodato, Zibba, The Niro, Filippo Graziani (figlio di Ivan), ma a voi piaceva Rocco Hunt, il giovane rapper napoletano dai buoni sentimenti. Hunt ha venduto un’infinità di copie con il suo primo disco, il secondo si è rivelato un fiasco, il terzo non è mai uscito. E sapete di chi è la colpa? Vostra. Il copione si ripete sempre uguale: idolatrate un artista con superficialità e disattenzione, soltanto perché è in voga o perché è ben supportato da radio e tv; poi arriva un altro e lo sostituite, le case discografiche smettono di puntare su di lui e finisce in panchina; poi rinuncia alla musica perché campare di canzoni, oggigiorno, è sempre più difficile, e lo prendete pure in giro, lo offendete, lo sminuite.

Succede sempre così: accade con i ragazzi dei talent show, con gli artisti che non hanno più il successo degli esordi, con chiunque non passi più attraverso le radio o la tv. Perché non vi affezionate più agli artisti, alla loro storia, a quello che hanno da dire? Perché Rocco Hunt, pochi anni fa, era quello che mancava e adesso non manca a nessuno? Eppure ha fatto un percorso coerente. La morte della musica non la fanno i talent, le case discografiche, le radio, la fate voi. A me Rocco Hunt non è mai piaciuto, quell’anno lì, ho conosciuto Diodato e ho iniziato a seguirlo, da quel momento ho sempre comprato i suoi dischi, ho pagato per i suoi concerti, l’ho supportato in ogni circostanza. Voi smettete di andare dal vostro panettiere di fiducia soltanto perché l’insegna luminosa non è più accesa? Cambiate negozio di alimentari soltanto perché all’incrocio della strada non c’è più il manifesto con gli sconti? Allo stesso modo dovreste comportarvi con i cantanti.

Oggi, a sorpresa (?), Rocco ha annunciato che a fine agosto pubblicherà finalmente il suo nuovo disco di inediti, che si intitolerà Libertà. E mai titolo fu meno azzeccato di questo. Il perché è facilmente intuibile: Hunt, a soli ventiquattro anni, per far parlare di sé e della propria musica, è dovuto ricorrere all’escamotage (nemmeno troppo originale, a dire il vero) dell’addio alle scene.

Rocco Hunt cambia idea e non lascia la musica

Non importa nemmeno capire se sia stata una goffa trovata pubblicitaria o se davvero, nell’arco di pochi giorni, si sia risolta una situazione intricata che sembrava non avesse soluzioni. È superfluo capire se Rocco sia più furbo o più fortunato, il problema è che è servito arrivare a tanto per far riaccendere i riflettori sulla sua musica. Ma siamo certi che siano accesi sulla sua musica? Il 30 agosto, quando il disco sarà sugli scaffali dei negozi, ci sarà qualcuno in più a comprarlo?

Trovata pubblicitaria o no, quello che dicevo all’inizio poco cambia, Rocco Hunt è vittima di un pubblico che non sa più che farsene degli artisti, che tratta l’arte alla stregua di un fenomeno social: idolatra, consuma, critica, distrugge e va avanti con noncuranza, tanto dietro l’angolo c’è un altro malcapitato a cui far fare la stessa fine.

Ma la musica non è un link, non si consuma (o non dovrebbe consumarsi) in un click, non è qualcosa di accessorio, andrebbe maneggiata con cura, con rispetto. Non è un like su Instagram e nemmeno un hashtag.

Ma, purtroppo, anche se pubblicherà il suo disco, Rocco Hunt da questa storia ne esce sconfitto.

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