Paola Turci, la forza della verità

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L’urgenza di mettersi a nudo attraverso la musica, la si riconosce subito. Si riconosce in fretta chi canta e chi (si) racconta. Ché avere una voce, oggi, in Italia, sembra l’unico requisito necessario per pubblicare dischi; e io ritengo sia una grave mancanza di rispetto, verso la musica, in primo luogo; ma soprattutto verso la nostra imponente e importante storia di uomini e donne di parole. L’Italia imita spesso l’estero, più di rado si ricorda la propria tradizione. E questo diventa un grave svantaggio, specie quando le imitazioni risultano mal riuscite e il passato si fa quasi remoto, perciò obsoleto. Il bisogno, evidente e sincero, di esprimersi attraverso il proprio talento –dicevo- è la chiave di lettura di alcuni artisti che –in un clima non proprio esaltante come questo, tra talent show che si ostinano a sfornare “cantanti da una stagione” e altri, già affermati, che si ripetono per non perdere il consenso del proprio pubblico- restano in disparte quando non hanno nulla da dire e, senza sgomitare, tornano quando hanno da raccontare. Persino il loro silenzio assume valore, quando il risultato è un atto di verità. Quando –prima del punto d’arrivo- c’è la fatica, quella vera, quella che quasi sempre ha fatto i conti con il dubbio, con il senso di responsabilità e, probabilmente, anche con quello di inadeguatezza. È di Paola Turci che voglio parlare, dei suoi ultimi progetti (e chiamandoli progetti mi sembra quasi di sminuirli a contratti di lavoro). Quello che ha fatto nell’ultimo anno, piuttosto, somiglia ad un viaggio. Senza affanno, ma –credo- con grosse buche da evitare o da riempire prima di saperci passare sopra.

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Lo scorso ottobre è uscita la sua prima autobiografia, “Mi amerò lo stesso”. L’ho letta d’un fiato, in un giorno soltanto. E ho provato una sensazione a me (quasi) inedita, per questo sorprendente: la storia di Paola e la sua musica si somigliano in un modo viscerale, intenso, drammatico, per certi aspetti. E il primo pensiero che ho avuto, è stato di stima; quella sincera, quella che ti fa alzare le mani e ti fa pensare “non avrei saputo fare lo stesso”, perché serve intelligenza e coraggio per mischiare il dolore col proprio talento, sapendo bene che –da quell’istante in poi- persino la tua arte, che è il tuo lavoro, si porterà dietro il sapore della sofferenza che hai subito. Eppure Paola, la sua vita, l’ha scritta, l’ha incisa, l’ha attraversata con caparbietà e carattere, e persino, qualche volta –a giudicare dai suoi racconti- con ironia e insolenza. “Mi sembra di doverla scoprire così, la vita, con tutti i suoi segreti e le sue parti nascoste. E così che mi si rivela”, racconta. E lo fa oggi che le ferite sono canzoni e le cicatrici migliori sono opportunità giocate bene. Le altre, invece, sono guarite. Ma, leggendo “Mi amerò lo stesso”, ho capito che la fretta di guarire è una scorciatoia in salita. Breve, ma ripida. E, quindi, più probabilmente, ogni cosa che abbia il coraggio e la determinazione di fare il proprio corso –anche se lungo e avvilente- alla fine scoprirà il senso della propria esistenza. Ma solo alla fine, forse durante, ma mai all’inizio. E Paola, che di determinazione ha dimostrato di averne, ha saputo vivere e cantare la sua verità. E le risposte sono arrivate. Sono scritte a chiare lettere in questo libro, che non ha pretese e forse per questo commuove e destabilizza un po’. E fa riflettere su quanto sia faticoso amarsi e rispettare la consapevolezza che certe cose non potranno più avverarsi, certi rimpianti resteranno, e non solo per un po’; faranno male, ma persino bene, se scapperà una risata. E Paola, raccontando la sua storia, si è lasciata andare a lunghe e rumorose risate, e –alla fine- in un composto “ora sono felice”, che mi ha fatto sorridere con lei.

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E lo scorso aprile è arrivato “Io sono”. Perché dopo tante parole scritte, quella verità era da cantare. E Paola l’ha fatto com’è solita fare, con garbo, eleganza e raffinatezza, declinando con consapevolezza e coerenza tutte le facce che ha mostrato al pubblico in questi trent’anni di carriera. L’album si apre con l’intensa “Volo così” e si chiude con la struggente “Ti amerò lo stesso”. Nel mezzo storie nuove e altre rivissute, ma non riciclate. È un album nuovo, nonostante la maggior parte dei pezzi siano successi del passato. Nuovo perché nuovo è l’approccio di Paola. Si avverte la saggezza di una donna risolta e la curiosità di una ragazza che si scopre artista. Che, se scrive e canta, è per vivere. Perché un disco è un bisogno, non un contratto. S’avverte prepotente la forza emotiva della Turci interprete, che si fa descrivere dalle parole sapienti di Francesco Bianconi (“Sei sicuro che io sia solo quello che tu sai, nella vita l’abitudine non fa vedere mai la verità”, canta in “Io sono”) e quella della Turci cantautrice, che mostra i suoi sentimenti, schivi e forse un po’ timidi, ma sinceri (“Dietro a certi silenzi c’è la paura di capirsi”, scrive e canta in “Questa non è una canzone”). Non manca “Bambini”, pezzo in cui ha fortemente creduto, più di venticinque anni fa, quando –giovanissima- mostrava già una personalità forte e incisiva, e la romantica “Attraversami il cuore”. “Ho scelto pochi pezzi, quelli che ho pensato mi rappresentassero meglio, per non appesantire l’ascoltatore, per fare un album non troppo lungo. Io voglio che tutti ascoltino tutto, che nessun pezzo di “Io sono” possa essere saltato”, ha raccontato durante una delle presentazioni dell’album. Ed effettivamente è un album da consumare in fretta, la prima volta; e poi da riprendere, per assaporare tutte le sfumature di un’artista intelligente, coraggiosa e straordinariamente viva. Viva come tutte le persone che sono passate attraverso la morte. E sono belle. Belle e vere, perché non sanno di dover mentire, perché la loro verità è scritta tra le righe del volto. Anche tra quelle righe che sembravano un’umiliazione e che invece si sono rivelate necessarie.
Io sono”, dice Paola. E mostra i suoi occhi. E quell’immagine, quel piccolo capolavoro di verità, è il punto d’arrivo e d’inizio per le storie che ci racconterà d’ora in poi. Certa che si amerà lo stesso, perché “che tu lo voglia o no, amo”.

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